Anime perse

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la stanza era pervasa da una bianca nebbia densa, pareva di galleggiare dentro una nuvola. “Un sogno a occhi aperti” –  pensai. Ogni tanto, quando a sprazzi questa si diradava, riuscivo a intravedere di fronte a me uno schermo pieno di foto raffiguranti vari momenti importanti della vita di un uomo dalle sembianze poco chiare, la cui faccia era irriconoscibile dal punto di vista in cui lo stavo osservando. Dietro di lui si trovava una parete tappezzata di vecchi biglietti e adesivi.

Tutto d’un tratto la mia bocca iniziò a parlare senza che io avessi nessun controllo su di essa e senza sapere con chi stesse interloquendo esattamente – “le foto posso anche capirle, ti legano a una determinata situazione, sensazione, emozione che hai vissuto e la imprimono indelebile davanti ai tuoi occhi” – dissi – “ma perché tutti questi vecchi biglietti e soprattutto: perché mi trovo in questo posto?“. Seguì un attimo di silenzio in cui una sagoma nera si avvicinò alla parete guardando le carte e accarezzandole delicatamente con una mano.

Quando si voltò, nonostante il suo viso continuò a rimanere indistinto nella nebbia, riuscii a notare una specie di sorriso che apparve improvvisamente sopra quella sagoma vuota e nera, a tratti inquietante. Senza che esso aprì bocca una voce iniziò a riecheggiare intorno a me, quasi come se volesse avvolgermi nella calda stretta delle sue parole – questi biglietti non sono semplici ricordi del passato, sono anche un lasciapassare per il mio futuro… Io li conosco tutti molto bene e ognuno di essi rappresenta un ricordo ben preciso per me, una lezione imparata, un momento della mia vita che con tutto il cuore desidererei rivivere.

Solo le persone che riusciranno a vederli attraverso la nebbia e ad accettarli, non per quello che sono, ma per ciò che essi rappresentano, riusciranno a farmi rivivere quel momento come se fosse il mio primo…  con loro riuscirò a viaggiare ancora una volta, libero, e nessun controllore potrà cacciarmi appunto perché avrò con me il biglietto che è e resterà valido per sempre. Sono il mio lasciapassare; d’altronde cos’altro è la vita se non un enorme treno che corre sempre dritto e senza soste?

Cos’altro sono i ricordi se non vagoni che inevitabilmente continuano ad aggiungersi a rimorchio e nella quale noi possiamo scegliere di alloggiare fino a quando vogliamo? A seconda del loro peso essi rallentano o velocizzano la corsa, ma la cosa più importante è e rimane sempre il tornare in testa alla locomotiva, per impedire che essa si fermi, che tutto venga interrotto dal troppo peso raggiunto per poi disperdersi lentamente, pezzo per pezzo, nelle folte nebbie del tempo.

Da soli è difficile gestire tutto questo, lo so, ma con le persone giuste al nostro fianco e un biglietto sempre valido in tasca le cose possono sempre cambiare e magari, se si è fortunati, un giorno questo treno potrà staccarsi dalle rotaie e spiccare il volo. – Tutto d’un tratto si iniziarono a sentire dei rintocchi di campana in lontananza che in breve tempo si fecero sempre più assordanti fino a coprire qualunque altro suono si potesse udire. A quel punto tornai in me e iniziai a chiedermi: “ma con chi stavo parlando? – dove mi trovo?”.

Un lampo di luce mi riportò alla realtà e di colpo mi risvegliai sopra ad un sudicio e appiccicoso bancone di bar dove, molto probabilmente, mi ero addormentato, sbronzo, poco prima. Rimasi per un tempo indefinito con la faccia appoggiata sopra di esso, quasi incapace di muovermi, fissando la mia immagine distorta dai riflessi verdi del bicchiere di assenzio che si trovava lì accanto a me. Notai che da dietro il bancone era apparso il proprietario, un vecchio russo ben piazzato tappezzato di cicatrici e tatuaggi, che mi guardava dall’alto del suo metro e novanta con uno sguardo a dir poco schifato.

Non disse una parola ma per me era chiaro cosa stesse pensando, per lui non ero altro che feccia, feccia che si era addormentata occupando inutilmente un posto nel suo rinomato bancone, in quello squallido bar decadente che dava l’impressione di non aver mai conosciuto clienti migliori di criminali e ubriaconi. Accanto a lui si trovava un grosso campanaccio arrugginito con un proiettile usurato legato al centro del cordolo che pendeva dall’alto. A quanto pare questa bizzarra costruzione era una sorta di reliquia-campana, un allarme speciale suonato solo con lo scopo di richiamare l’attenzione di tutta la clientela allo svolgersi di un qualsiasi avvenimento che potesse risultare importante o divertente nell’evolversi della serata.

In questo caso era stato strimpellato per diversi minuti prima che io potessi anche solo rendermi conto di quello che realmente mi stava accadendo; due energumeni apparvero improvvisamente dietro di me, mi caricarono a forza dalle spalle e iniziarono a trascinarmi con un fare molto fiero, quasi come se stessero trasportando fuori dal locale un essere indegno di poter anche solo partecipare al loro goliardico banchetto. Quasi immediatamente in sottofondo si iniziarono a udire delle sottospecie di cori da stadio che il pubblico iniziò a biascicare a squarcia gola mentre accompagnava il susseguirsi degli eventi con un entusiasmo quasi infantile, tremendamente divertiti dal pietoso spettacolo presentatosi all’improvviso di fronte a loro, tutti tracannavano boccali di vino e altri alcolici dai colori molto accesi e insoliti.

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